Valtiberina nella paura


"Il terremoto in Valtiberina con epicentro a Montedoglio? Mai fatta una previsione del genere. Intanto perché il terremoto arriva sempre senza avvisare e poi perché - anche ammesso che ci possa essere qualche indizio - non possiedo la strumentazione in grado di monitorare la zona di Sansepolcro e la provincia di Arezzo, per cui sotto questo profilo mi sento di sgomberare il campo dalle bugie e dico agli abitanti di quelle zone: tutto può succedere, ma se anche per combinazione si registrasse una scossa non sarebbe di certo l'avverarsi di una ‘profezia' del sottoscritto". Parola di Giampaolo Giuliani, il ricercatore abruzzese in pensione dal 1° gennaio scorso che avrebbe previsto, a suo dire, il terremoto in Abruzzo dell'aprile 2009 e al quale sarebbero poi state attribuite altre previsioni, compresa quella di un sisma forte che avrebbe interessato la Valtiberina fra oggi e domani. La notizia, che per la verità circola oramai da giorni, non ha mancato di creare un clima di allarmismo e di paura (perché questa è la verità) fra la gente comune, che sarebbe tentata persino di abbandonare la casa a costo anche di sfidare nottate di gelo come queste, dal momento che comunque il panico è direttamente legato al mistero sul verificarsi degli eventi tellurici. I terremoti, come si sa, trovano spiegazioni logiche più a posteriori che a priori e qualora un domani la scienza partorisse il "luminare" che ne anticipa con esattezza luogo e intensità, costui "rischierebbe" la santificazione. E il grave è che oramai una certa psicosi si è ingenerata, al punto tale che basta anche una semplice vibrazione causata per esempio dal motore acceso di un autobus per far scattare chiunque. Insomma, si individua il terremoto anche quando non c'è e allora l'eventuale procurato allarme si trasforma in vero e proprio "terrorismo informativo", come hanno sottolineato con tono assai alterato i volontari della Protezione civile operanti in vallata, a cominciare da Sandro Busatti, presidente del gruppo comunale di Città di Castello, che in una intervista televisiva non le ha mandate a dire ai "pirati" della situazione. Pertanto, fermo restando che il fenomeno non deve essere mai sottovalutato, quanto è circolato in questi giorni - anche attraverso le miriadi di sms inviati via telefonino - rimane sotto il profilo scientifico soltanto un pessimo scherzo di Carnevale, per non dire peggio. Già, ma un Giuliani tirato in ballo ha fatto toccare ferro. E allora l'esperto spiega meglio: "E' bene premettere che da quando dissi quella frase sul conto del terremoto in Abruzzo mi hanno attribuito la ‘paternità' di più terremoti che si sarebbero dovuti verificare in tutta Italia, da Belluno fino alla Calabria. Un vero e proprio atto di sciacallaggio nei miei confronti. Gli strumenti che ho a disposizione per avanzare le mie ipotesi prendono intanto come riferimento un'area che si estende per un raggio massimo di 120 chilometri di distanza dall'Aquila, per cui non ho alcun elemento plausibile capace di ‘testare' il suolo della Valtiberina e inoltre le indicazioni che ricavo con la rilevazione della concentrazione di radon in superficie e le relative anomalie che presenta possono semmai fornire informazioni sull'evento fra le 6 e le 24 ore precedenti, non certo molti giorni prima. In terzo luogo, nella zona martoriata dal sisma del 6 aprile erano in atto fenomeni di sismicità da almeno 4 mesi". Così si è espresso Giuliani per dire agli altotiberini che si tratta di una "irresponsabile bufala". L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia non commenta né si sbilancia, ma si limita solo alla realtà dei fatti: "Nessun movimento particolare, nemmeno di entità impercettibile, da settimane e settimane nella parte direttamente interessata". Ciò non significa ovviamente tranquillità assoluta, perché in nessun punto del globo è in fondo così, ma neanche allerta senza motivo. ( Fonte: Saturno Notizie)

Da Arezzo all'Alaska, per tentare la solitaria invernale sul McKinley



RIMINI -- Da Arezzo all'Alaska, per tentare la solitaria invernale sul McKinley, il celebre gigante nordamericano di 6.194 metri. Ecco l'ambizioso progetto di un giovane alpinista di origini toscane e trentine, di cui si parla su Wikinotizie.
La notizia, per la verità, non ha altre conferme. Ma secondo quanto si legge sul noto portale, l'ardito giovane si chiama Emanuele Vellati, ha 24 anni ed è originario di Badia Tedalda, un paesino in provincia di Arezzo. E' stato un paio di volte in Nepal, e in Alaska l'anno scorso, insieme a due amici. Il maltempo sul McKinley, però, non ha consentito loro di andare oltre i 5.800 metri. Ora Vellati ci vuole tornare per inseguire un record: diventare il primo italiano e il più giovane alpinista a salire la cima d'inverno in solitaria. Lo speranzoso progetto dovrebbe partire il 12 gennaio."Vado in solitaria perchè non è facile trovare un compagno per intrapprendere una simile impresa - si legge tra le dichiarazioni di Vellati su Wikinotizie -. Si deve essere molto determinati e preparati sia fisicamente che mentalmente senza tralasciare la parte tecnica. Ma il vero motivo, è che sento in me una vocazione per l'alpinismo in solitaria. Ricordo un grande alpinista solitario italiano, Renato Casarotto". "Ho valutato attentamente e riflettuto su ciò che vado in contro - si legge più avanti -, ed ora l'idea è matura e mi sento pronto. Faccio molti sport e cerco di far piu dislivello possibile a settimana per facilitare l'acclimatazione. Ma non esiste un metodo specifico per allenarsi a queste imprese, spetta ad ogni alpinista in base alla propria esperienza decidere come allenarsi. Sarà tutto una difficoltà, già il fatto di avere poche ore di luce al giorno data la posizione dalla montagna presso il circolo polare artico, il freddo polare con temperature al di sotto dei -40°c, alcuni tratti soggetti a valanghe, le abbondanti nevicate e la fatica fisica, per trasportare tutto il materiale e scavarsi ogni sera una truna come riparo". (Fonte:www.montagna.tv)

Pioggia ghiacciata e piante crollate: strada Marecchiese chiusa.


Ghiaccio sulle strade, frane e addirittura un black-out elettrico: più di uno i disagi arrecati dal maltempo sul tratto di dorsale appenninica della Valtiberina Toscana. La pioggia gelata, che in questi giorni è caduta con abbondanza trasformando il piano viabile in una lunga e pericolosa lastra ghiacciata, ha provocato la chiusura temporanea della regionale n. 258 “Marecchiese” all’altezza della località di Viamaggio. E il gelo è stato all’origine degli smottamenti che hanno riversato sulla carreggiata numerose piante secolari; il cedimento ha fatto sì che gli alberi si mettessero di traverso sull’asfalto (nella foto, le ruspe al lavoro), bloccando i numerosi automobilisti che in quel momento erano in viaggio di ritorno dalle vacanze. Immediati i soccorsi, da parte sia della Provincia di Arezzo che della protezione civile. Nel corso della notte fra martedì e ieri, la strada chiusa è stata sorvegliata con uomini e mezzi, pronti ad intervenire in qualsiasi momento per portare soccorso a chiunque ne avesse bisogno. Resta più che mai valida la disposizione impartita, ossia catene e pneumatici da neve al seguito. Sulle altre strade della zona, vedi il passo di San Cristoforo a Sestino e il Sambuco, località che collega con la “Marecchiese”, la situazione è poi tornata alla normalità con il passare delle ore, ma il crollo delle numerose piante ha causato anche un altro delicato handicap, poiché quattro linee elettriche di media tensione sono state travolte e tranciate in più punti, lasciando al buio circa 200 utenze. Dal pomeriggio dell’altro ieri, 25 tecnici dell’Enel provenienti dalle zone di Empoli, Foligno e Terni sono impegnati senza tregua nei lavori di ripristino del servizio elettrico nei territori di Sestino, Pieve Santo Stefano e Badia Tedalda; assieme a loro, operano anche 8 dipendenti delle ditte esterne. Oltre che dalla complessità del guasto – si legge nella nota dell’Enel - l’intervento è stato reso ancora più problematico dalla difficoltà nel raggiungere i luoghi interessati a causa delle strade ghiacciate e interrotte per le frane. Il freddo e il ghiaccio hanno peraltro reso inutilizzabili i sistemi di telecomando installati nelle cabine elettriche, bloccando gli automatismi esterni e impedendo così di eseguire interventi da remoto dal entro operativo. Grazie all’elicottero messo a disposizione dalla protezione civile di Arezzo, alcuni tecnici hanno sorvolato le aree inagibili per una rapida individuazione dei tronchi di linea guasti, ma la scarsa visibilità ha vanificato l’intervento.